Dopo il web 2.0 c’è spazio per la qualità

Gli ultimi 2-3 anni hanno definitivamente sancito l’esplosione di ciò che è stato definito il Web 2.0, ovvero le piattaforme di social network (stile Facebook, Badoo, ecc.) e in genere tutti i servizi web in grado di offrire all’utente la possibilità di pubblicare in modo semplice e rapido qualunque tipo di contenuto (testi, audio, video [ad es. YouTube], foto [ad es. Flickr], ecc.).

La parola chiave è stata “sharing” – “condivisione” e, rispetto ai siti di qualche anno fa, più simili ad una noiosa brochure elettronica che altro, di strada ne è stata fatta sicuramente tanta.

Molti si interrogano su quale sia il prossimo step del web. I colossi puntano sul miglioramento dell’integrazione tra i diversi servizi, spingono ulteriormente sulle possibilità condivisione delle informazioni, qualcuno punta al miglioramento della sicurezza ma, probabilmente, c’è un aspetto più sottile che farà la differenza nell’immediato futuro: la qualità dei contenuti.

Se da un lato è bello avere la possibilità di condividere qualunque cosa, anche la più stupida, bisogna tener conto dell’aumento vertiginoso delle dimensioni del web, sempre più ricco di informazioni le quali, spesso, si rivelano di poco o nessun interesse per un visitatore occasionale a caccia di informazioni utili.

Migliorare la qualità dei contenuti farà migliorare il web nella sua interezza, potenziandone l’utilità reale e non solo quella potenziale. Migliorare gli strumenti di moderazione e valutazione dei contributi degli utenti sarà un duro compito ma se la libertà di condividere continuerà a generare solo contenuti-spazzatura non vedremo mai il web 3.0 che verrà.