La Apple TV è già realtà

Dalla morte di Steve Jobs si parla tanto delle presunte intenzioni da parte di Apple di entrare nel mercato delle TV. Gli esperti del settore l’hanno già ribattezzata iTV e, stando alle ultime voci di corridoio, pare che questo nuovo prodotto Apple vedrà la luce entro la fine del 2013 o al più tardi nel 2014. Alcuni dicono che Apple punterà sui grandi formati (ad es. 55″) altri sostengono che punterà sulla altissima definizione, quella che viene denominata “4K”.

Ma se aveste un piccolo box che si collega, contemporaneamente, alla vostra TV, ad Internet e al vostro impianto home theatre con un cavo in fibra ottica e se questa piccola scatola potesse consentirvi di vedere sulla TV di casa un filmato YouTube, noleggiare un film, seguire i vostri podcast preferiti, ascoltare migliaia di stazioni radio, sfogliare le vostre foto o i documenti presenti nel vostro computer, ricevere le immagini dal vostro iPhone o iPad e tanto, tanto altro ancora. Questo piccolo dispositivo non avrebbe già rivoluzionato la vostra TV? Non è forse già questa una chiara impronta Apple a questo mercato?

Bene, questa scatola magica esiste già, è un quadrato nero, elegante, alto 23mm e largo 98mm. Distilla in 270 grammi, con consumi energetici ridicoli, tutte le tecnologie sopra riportate. Si coniuga perfettamente con il vostro Mac, iPhone o iPad. Si connette facilmente alla vostra rete WiFi (se non avete una presa di rete nelle vicinanze) e si controlla con un elegantissimo telecomando in dotazione, (ma potete tranquillamente utilizzare anche una app per il vostro iPhone/iPad e controllare questo dispositivo ancora più comodamente).

Questa meraviglia si chiama Apple TV e, al momento, costa 109 euro IVA inclusa su Apple Store. Sorpresi? Sicuramente i più attenti ai prodotti Apple diranno “Eh beh, certo, sono anni che esiste la ATV, che novità” ma non è così per i meno addetti ai lavori e alle novità del mercato delle tecnologie. Apple, infatti, ha sempre dichiarato che questo prodotto per lei è un “hobby”. Ma sembra decisamente qualcosa di più.

La Apple TV non è una vera TV, è ovvio, ma consente di accedere ad una enormità di contenuti con una semplicità estrema. Noleggiare un film dal vastissimo catalogo iTunes è questione di un click. Spesso si noleggiano film in promozione a 0,99 € (altrimenti il noleggio costa, generalmente, 3,99 € per un film in SD e 4,99 € per la versione in HD) e lo si può vedere con la massima comodità, sfruttando la propria TV e il proprio impianto audio.

Ma non è finita qui. L’impianto audio collegato alla Apple TV diviene una destinazione AirPlay. Questo significa che dal vostro iPhone/iPad potete riprodurre i vostri brani, senza fili, sul vostro impianto probabilmente migliore.

La TV diventa un’enorme cornice digitale, multimediale. In stand-by appaiono le vostre foto, selezionate dal vostro Mac o più semplicemente prese in automatico dal vostro photo stream. Tutte le ultime novità vengono automaticamente proiettate davanti al vostro divano.

Forse la iTV arriverà presto come dicono e sicuramente rivoluzionerà il mercato delle televisioni ma già questo piccolo dispositivo, dal prezzo abbordabile, ha in sé il seme della rivoluzione dei contenuti digitali. Provare per credere.

Android is not Linux

Perché Google sviluppa e sostiene Android? Trattandosi di un prodotto open-source (e non essendo quindi previsto alcun corrispettivo a fronte della vendita della licenza d’uso) il trucco dov’è? Sono forse dei benefattori o hanno trovato altre forme di business?

Purtroppo, anche in questo caso, nessuno fa niente per niente. Google offre gratuitamente Android ai produttori ma questi ultimi sono costretti ad integrare i servizi di Google. Questa integrazione forzata comporta maggior traffico sui loro motori di ricerca, mappe e servizi correlati con una conseguente maggiore esposizione del loro circuito pubblicitario basato principalmente sui banner AdSense. Maggiori esposizioni, maggiori click e maggiori fatturati sul circuito promozionale pay-per-click Google AdWords. Ed ecco che i conti tornano. Ricorda un po’ i tempi in cui Microsoft imponeva il suo browser con Windows (anche se in quel caso la licenza era addirittura commerciale).

Ma forse il vero business è in termini di ritorno di immagine perché, proponendosi come un’azienda che sostiene e sviluppa prodotti open source, incontra inevitabilmente il favore e l’appoggio di quella grande categoria di utenti che sostiene il software libero senza però preoccuparsi più di tanto dell’uso che ne viene fatto. Molti di questi utenti sono gli stessi che sostengono Linux, ad esempio, anche se chiaramente lo scenario è decisamente diverso.

Nel caso di Linux, infatti, non vi è alcun obbligo di integrare tecnologie specifiche di alcuna azienda ed i profitti provengono principalmente dalle distribuzioni destinate agli ambiti professionali con annessi pacchetti di assistenza locale o remota privilegiata. In altre parole paghiamo per un servizio per il quale noi stessi siamo destinatari. E paghiamo solo se questo servizio lo vogliamo. La filosofia “open” mi pare adottata e rispettata in modo molto più etico.

La questione si fa intricata quando si scopre che Google guadagna dai dispositivi iOS molto di più di quanto riesca a incassare dai dispositivi dotati di Android quindi, in un certo senso, è legata a filo doppio alla Apple, la stessa Apple che Google sta contrastando con le nuove edizioni di Android sempre “ispirate” ad iOS (vedi recente sentenza di Apple contro Samsung) e rendendo appetibile ad altri produttori l’ingresso nel mercato degli smartphone regalando licenze d’uso.

In questo scenario non stupisce che Apple stia prendendo progressivamente le distanze da Google, ben consapevole che non avrebbe senso portare il progetto Android in tribunale pena la disaffezione di una grande fetta di utenti. Si comprende altrettanto bene la scelta di Nokia e Microsoft, impegnati nel creare un’alternativa davvero originale (anche se commerciale e non open), al riparo di eventuali sentenze per violazione dei brevetti.

L’ideale per Android, considerata la sua lodevole e preziosa natura “open”, sarebbe quella di creare una (o più) fork, ovvero dividere lo sviluppo in due grandi tronconi (così come fu per OpenOffice, ad esempio): quello dei laboratori Google e quello di un nuovo gruppo di sviluppatori indipendenti che dovrebbe puntare allo sviluppo di un sistema operativo mobile alternativo, sempre basato su Android, ma privo di qualunque obbligo per i produttori, in maniera identica alle diverse distribuzioni Linux oggi disponibili.

Solo così, a mio avviso, potremo avere una alternativa davvero open e non uno specchietto per le allodole, per giunta scopiazzato.

Su Apple iBookstore l’e-book gratuito sulla dislessia

Ho terminato l’editing della prima edizione del libro rivolto ai genitori dei bambini dislessici nell’ambito del progetto europeo “Tips for parents of dyslexic child”.

Il libro “Consigli per i genitori dei bambini dislessici“, oltre ad essere disponibile in formato PDF ed ePub, ha superato il controllo qualità Apple ed è ora disponibile gratuitamente anche su Apple iBookStore in formato textbook con animazioni, video e suoni integrati. Tale versione, pensata soprattutto per Apple iPad, consente un elevato grado di interazione con l’utente, aumentando la velocità di apprendimento.

Maggiori informazioni e link diretti per il download dei diversi formati qui:
http://www.fondazionemileno.it/informazioni/progetti/tips-eu-project/

Una mela tra i banchi di scuola.

Apple annuncia novità per il mondo educational, il mondo delle scuole. Ed ancora una volta fa centro proponendo una piattaforma completa e gratuita di authoring alla portata di tutti. Questo comporta la possibilità, per i docenti, di pubblicare materiale didattico per i propri allievi (da rendere disponibile in forma gratuita o a pagamento). Gli studenti, invece, potranno accedere a materiali di studio innovativi e ad alto grado di interattività, spesso gratis.

iPad 2, quando le dimensioni contano

Il display retina utilizzato sull’iPhone 4 e 4S offre sicuramente un’esperienza visiva ricca di dettagli e molti utenti non sentono la reale necessità di aggiungere al proprio corredo tecnologico il tablet della mela, l’iPad 2. Tuttavia questo dispositivo si presta ad una varietà di impieghi con modalità d’uso totalmente diverse e, sebbene condivida con l’iPhone la maggior parte delle apps, l’uso sul “grande schermo” consente di aumentare significativamente la propria produttività.

Facciamo qualche esempio. La suite iWorks per i dispositivi iOS è davvero ben fatta. Tuttavia il suo utilizzo sull’iPhone è limitato dalle ridotte dimensioni del display che non consentono una gestualità tattile adeguata alle operazioni che intendiamo eseguire. Sull’iPad è possibile interagire con gli elementi presenti nei documenti Pages, Numbers e Keynote con la massima comodità e naturalezza.

Avete provato ad installare un navigatore sull’iPad? Ad esempio se avete già acquistato la versione per iPhone di TomTom vi si installerà automaticamente (e gratuitamente) la versione compatibile con iPad. Questo significa avere uno strumento di navigazione enorme, davvero ben visibile, nemmeno lontanamente comparabile con le versioni fisse “XL” per auto.

Giocare sull’iPad 2 è sicuramente un’esperienza molto diversa rispetto all’iPhone. Inoltre si consideri che l’iPad 2 utilizza lo stesso processore recentemente impiegato per il nuovo iPhone 4S. Questo significa prestazioni senza compromessi.

La navigazione sul web è naturale, quasi come su una postazione fissa. La risoluzione consente la visualizzazione di tutti i siti in modo corretto e completo (tranne Adobe Flash, com’è noto). Safari può certamente essere migliorato (ed esistono altre valide alternative) ma il punto è che navigare sull’iPad 2 è davvero comodo e pratico. Grazie alle gesture, inoltre, è davvero immediato cambiare applicazione o spostare dati tra una app e l’altra.

Ma è nell’ambito delle app dedicate al mondo professionale che l’iPad 2 dà il meglio di sé. Con pochi euro (e spesso anche in modo totalmente gratuito) è possibile scaricare applicazioni davvero evolute per partecipare e videoconferenze, gestire lavagne elettroniche, organizzare budget e pianificare spese, gestire progetti e timeline condivise, gestire la storia clinica di un paziente, fare addirittura fotocopie con AirPrint e molto, molto altro ancora.

Un’idea delle possibilità di impiego dell’iPad 2 in ambito produttivo potete farvela leggendo un breve documento Apple “iPad at work”. In effetti, più che un documento, si tratta di un e-book. Molti utenti preferiscono l’e-ink e, effettivamente, avere uno schermo retroilluminato tende ad affaticare durante una lunga lettura. Tuttavia semplicemente regolando la luminosità del display, la grandezza dei caratteri ed il colore dello sfondo l’iPad 2 trova di nuovo il modo di stupirci, anche come e-book reader. Senza considerare la possibilità di accedere ad uno dei cataloghi più vasti al mondo, con tantissimi titoli gratuiti. L’e-ink sarà anche più riposante ma un libro illustrato a colori prende vita sul tablet della mela.

Questo tablet ha un peso e un ingombro paragonabile alla vostra agenda ma offre molto di più: vi permette di avere con voi una fotocamera, una videocamera HD, la vostra biblioteca, la vostra musica preferita, il navigatore, un set di programmi per restare in contatto con amici e colleghi, una valanga di giochi per il tempo libero e molto altro ancora. Senza problemi di autonomia, senza dover pensare continuamente di dover ricaricare il dispositivo (l’autonomia dell’iPad 2 è sorprendentemente buona: 10 ore).

Avete già tutto questo nel vostro smartphone? Forse, ma non è la stessa cosa. In questo caso le dimensioni, a mio avviso, contano.