Il futuro del pc è “touch”

Non è la prima volta che un prodotto Apple apre nuovi orizzonti nel mercato digitale.

Basti pensare al concetto di pc-all-in-one, tutto racchiuso nello schermo, dell’iMac o la fortunata serie iPod per la riproduzione di musica e video che ha creato un modello di riferimento per tutti gli altri lettori presenti nel mercato.

Ma è con l’iPhone che Apple ha saputo creare non solo un nuovo mercato (quello dei dispositivi palmari o smartphone evoluti) ma influenzare in modo determinante lo sviluppo futuro del pc.

Molte funzioni presenti nell’iPhone erano già presenti da tempo in prodotti di altre marche ma la novità che ha lasciato tutti a bocca aperta è la tecnologia multitouch che consente di operare con il dispositivo toccando direttamente il display.

Ma non è tutto. Non si tratta di un semplice touchscreen. Grazie al multitouch i movimenti di due dita vengono interpretate dal dispositivo per compiere delle funzioni (ad es. allargando due dita si esegue lo zoom).

Ed è proprio questa possibilità di interagire direttamente con il dispositivo in modo naturale la novità maggiormente gradita dal mercato. Il rapporto tra uomo e macchina cambia notevolmente, la gestualità dell’uomo viene interpretata e si trasforma in un preciso comando. E’ decisamente una rivoluzione se pensiamo al classico click con il mouse.

Infatti, a ben vedere, il 2009 è ricco di annunci di nuovi prodotti con tecnologia multitouch. La prima a raccogliere questa nuova sfida è stata HP con la sua serie TouchSmart (inzialmente solo per sistemi desktop ma ora disponibile anche per notebook / tablet pc). Successivamente anche Dell ha immesso sul mercato un tablet pc, denominato Latitude XT2, con tecnologia multitouch.

L’ultima novità è che questa “tecnologia del tocco” è stata adottata anche nei pc EEE di Asus con il nuovo EEE Top. Si tratta di un pc-all-in-one con caratteristiche simili ad un netbook e con schermo sensibile al tatto.

E se il mercato dell’hardware sembra aver intrapreso nuove strade i produttori di software non stanno certo a guardare. La nuova versione di Microsoft Windows, denominata Windows Seven, il cui rilascio è previsto entro la fine dell’anno, offre in modo nativo il supporto alla tecnologia multitouch.

Tutto questo lascia pensare che, in un futuro non lontano, la tecnologia multitouch potrebbe ulteriormente evolversi e divenire il sistema di puntamento ed input principale.

A tastiera e mouse non resterebbe che trovar posto in soffitta.

ADSL: districarsi tra versioni e opzioni

La tecnologia più diffusa (nelle zone urbane) per l’accesso ad Internet è senz’altro la ADSL. Generalmente viene offerta dai fornitori del servizio di telefonia fissa come completamento dell’offerta di fonia. I fornitori di connettività Internet vengono chiamati anche Internet Service Provider o, più comunemente, ISP.

Esistono diverse versioni di ADSL, alcune con tariffazione a tempo (adatte per chi si connette di rado e per breve tempo) altre dette flat, ovvero con tariffa mensile unica indipendentemente dal tempo di connessione o dalla quantità di dati trasmessi e ricevuti.

Oltre alle diverse opzioni tariffarie gli abbonamenti ADSL sono contraddistinti da diverse velocità di connessione, previa verifica di disponibilità nella propria zona (al momento si va dai 7 Mbit/s ai 20 Mbit/s).

La lettera “A” nell’acronimo ADSL sta ad indicare asimmetrica. Infatti le velocità di connessione riportate nelle specifiche di ciascun tipo di contratto ADSL sono distinte a seconda che si voglia inviare (upstream/upload) o ricevere (downstrem/download) dati. Ad esempio una ADSL da 7 Mbit/s (downstream) consente una velocità di upstream di circa 18 volte inferiore.

Inoltre è bene ricordare che le velocità dichiarate sono da intendersi “di punta”, ovvero raggiungibili in condizioni ideali di traffico della rete, qualità del segnale, ecc. Purtroppo le prestazioni della connessione degradano:

  • all’aumentare della distanza della nostra centrale telefonica di riferimento;
  • in presenza di prese multiple e derivate;
  • in presenza di prese telefoniche ossidate che creano rumore sulla linea.

Per questa ragione è bene collegare l’apparato fornito per la connessione ADSL (modem o router) alla prima presa telefonica (detta “presa principale”) del proprio impianto domestico.

A questi potenziali problemi di impianto vanno aggiunti i fattori legati alla congestione generale della Rete e all’eccessiva mole di richieste per una determinata pagina web che possono ulteriormente ridurre le prestazioni della nostra connessione Internet.

In ogni caso, se il collegamento è stabile, la ADSL è comunque molto più veloce di una connessione su linea analogica (56 Kbit/s) o Isdn (max 128 Kbit/s).

Per comprendere meglio le differenze tra le diverse velocità di collegamento supponiamo di voler effettuare il download di un file (in gergo “scaricare”) avente una dimensione pari a 650 MiB (corrispondenti alla capacità di memorizzazione di un comune CD). Includiamo qualche fattore di disturbo della linea ed ipotizziamo una velocità reale di downstream pari al 50% della velocità “di punta”. Mettiamo quindi a confronto il tempo necessario per completare il download al variare della tecnologia di connettività utilizzata:

  • con un modem analogico (56 Kbit/s) si impiegherebbero circa 66 ore;
  • con un collegamento Isdn su singolo canale (64 Kbit/s) si impiegherebbero circa 57 ore;
  • con un collegamento Isdn su doppio canale (128 Kbit/s, equivalenti a due connessioni telefoniche simultanee con doppia tariffazione) si impiegherebbero circa 28 ore;
  • con una ADSL da 7 Mbit/s si impiegherebbero circa 30 minuti;
  • con una ADSL da 20 Mbit/s si impiegherebbero circa 10 minuti.

Inoltre alcuni ISP offrono l’ADSL con IP statico (anche detto fisso) oppure dinamico. L’indirizzo IP identifica univocamente l’apparato utilizzato per la connessione ad Internet (router). Se tale indirizzo resta invariato per l’intera durata del contratto allora si dice statico. Nel caso venga riassegnato ad ogni accensione dell’apparato allora sarà dinamico e non c’è alcuna garanzia che, tra una connessione e l’altra, l’indirizzo IP resti lo stesso.

L’indirizzo IP statico semplifica la configurazione di apparati che vogliamo rendere raggiungibili dall’esterno della nostra rete locale (ad es. server, webcam di sorveglianza, ecc.) ma non incide minimamente sulle prestazioni della connessione Internet. Inoltre anche in presenza di IP dinamico è possibile ottenere risultati analoghi ricorrendo a servizi di Dynamic DNS (ad es. www.dyndns.com).

Infine alcuni ISP consentono di scegliere tra modalità fast ed interleaved. La prima è volta a minimizzare i tempi di latenza nella connessione ed è pertanto da preferirsi nel caso si faccia un significativo uso di servizi VoIP (Voice over IP), chat audio/video con programmi di instant messaging (ad es. Skype, Messenger, Google Talk, Fring, ecc.) o videogiochi in rete.

Navigare sicuri sul web con OpenDNS

Tutti i computer direttamente connessi ad Internet sono identificabili univocamente mediante un indirizzo numerico, denominato indirizzo IP. Anche i server che ospitano le pagine web, le mailbox e gli altri servizi accessibili via Internet sono rintracciabili nello stesso modo.

Per evitare di dover ricordare indirizzi IP per visitare un sito web o contattare un server è disponibile il servizio DNS (Domain Name System), offerto da specifici server. Tale servizio consente di associare un nome di dominio all’indirizzo IP corrispondente, in modo analogo ad un elenco telefonico.

In questo modo digitando, ad esempio, www.ilmiosito.it nella barra indirizzi di un browser web la richiesta viene dapprima inoltrata al server DNS che individua l’indirizzo IP corrispondente al nome di dominio digitato e, successivamente, è possibile proseguire con la trasmissione dei dati.

Normalmente il provider utilizzato per l’accesso ad Internet (ISP) fornisce gli indirizzi IP dei propri server DNS e, nella maggior parte dei casi, tale impostazione è totalmente trasparente per l’utente finale.

Tuttavia è possibile utilizzare il servizio DNS gratuitamente offerto da OpenDNS (www.opendns.com). I vantaggi sono molteplici, eccone alcuni:

  • è possibile impedire l’accesso a siti web con contenuto potenzialmente pericoloso (phishing, malicious code, pornografia, ecc.);
  • sul sito di OpenDNS è possibile consultare dettagliate statistiche di accesso al web, in modo da individuare eventuali usi impropri di Internet;
  • i tempi di risposta dei server DNS sono minori, rendendo la navigazione sul web generalmente più veloce;
  • dal pannello di controllo disponibile sul sito per gli utenti registrati è possibile abilitare delle scorciatoie nella digitazione degli indirizzi web (ad es. associare alla semplice digitazione della parola banca nella barra degli indirizzi l’URL del nostro Istituto di Credito).

Per utilizzare appieno questi servizi è necessario:

  • impostare i server DNS della nostra connessione Internet in modo da utilizzare quelli di OpenDNS (al momento sono i seguenti: 208.67.222.222 e 208.67.220.220);
  • registrarsi gratuitamente sul sito OpenDNS per gestire la propria rete, le limitazioni di accesso ad Internet desiderate, configurare le scorciatoie, consultare le statistiche di accesso, ecc.

Sul sito www.opendns.com, in lingua inglese, è possibile reperire tutta la documentazione necessaria per usufruire pienamente di questa interessante tecnologia per il controllo dell’accesso ad Internet.

NetBook o NoteBook

Da qualche tempo le vetrine dei negozi di computer sono affollate da piccoli computer portatili dal costo particolarmente basso: si tratta di prodotti appartenenti alla categoria dei netbook.
Il netbook, concepito per soddisfare esigenze di mobilità ed autonomia (sulla scia dei prodotti EEE “Easy, Excellent and Exciting” lanciati in Italia da Asus), dispone generalmente di un sistema operativo open source (una distribuzione Linux creata ad hoc) e un limitato set di funzioni.

Tuttavia i recenti netbook prodotti da Acer, denominati AspireOne D150, vengono forniti con una licenza d’uso OEM di Microsoft Windows Xp Home Edition, adatta alla maggior parte degli utilizzatori, e con una configurazione hardware di tutto rispetto.

Tali apparati riescono a competere con i più costosi notebook (generalmente basati sui processori Intel Core Duo) in quanto più economici e leggeri, con un display tutto sommato accettabile (10.1″ con risoluzione 1024×600), un hard disk da 160gb, connettività Fast Ethernet (10/100 Mbps) e WiFi 802.11g (54 Mbps), lettore di memory card multiformato, webcam integrata (ma di soli 0,3 mpix).

Dispongono di 1 GiB di memoria RAM, sufficiente per Windows Xp Home Edition, e grazie ai nuovi processori Intel Atom N280 con frequenza di clock a 1,6 Ghz riescono ad ottenere prestazioni accettabili per la maggior parte degli utilizzi (applicativi d’ufficio, internet, ecc.).

Tuttavia va considerato che:

  • il sistema operativo Windows Xp Home Edition presto non sarà più ufficialmente supportato da Microsoft, pertanto la mancanza dei preziosi aggiornamenti periodici impedirà di mantenere bassa la vulnerabilità del sistema dai worm (per usufruire degli aggiornamenti fino ad aprile 2014 è necessario installare il Service Pack 3);
  • la potenza di calcolo, sebbene adeguata per un uso tipico, si rileva insufficiente per tutte quelle applicazioni che richiedono maggiore potenza (ad es. videogiochi, videoediting, fotoritocco, 3d modeling, ecc.);
  • la risoluzione dello schermo (1024×600) spesso è inadeguata utilizzando applicativi che richiedono molti pannelli di comandi sullo schermo;
  • non dispone di unità DVD/RW, pertanto è necessario dotarsi di un’unità esterna USB per fare il primo backup completo del sistema per eventuali reinstallazioni future.

D’altro canto l’autonomia è di circa 7 ore (per i modelli con batteria al litio 6 celle da 5200 mAh) e il peso ridotto a poco più di 1 kg (1,18 kg) lo rendono un’alternativa valida ai più costosi notebook, soprattutto considerando che il costo è di circa 350 euro IVA inclusa.