Le banche non finanziano il tuo progetto? C’è il crowd funding.

Fonte: ISTAT

Fonte: ISTAT

Le crescenti difficoltà nel trovare lavoro spingono molti giovani a tentare la strada della libera professione o dell’imprenditoria. Tuttavia, a causa della crisi del credito, è molto difficile trovare finanziamenti adeguati per sviluppare il proprio progetto e creare una start-up di successo. Un’alternativa interessante per il reperimento di capitali a fondo perduto arriva dalla Rete. Il fenomeno è noto come crowdfunding, ovvero finanziamento da una moltitudine di persone.

Tra i diversi servizi online di questo tipo vediamo più da vicino Kickstarter, uno dei più famosi ed utilizzati in tutto il mondo. Di seguito riporto la traduzione in italiano delle FAQ del loro sito.

Kickstarter - screenshotSiamo una casa per tutto, dai film, giochi, musica, l’arte, il design e la tecnologia. Kickstarter è piena di progetti, grandi e piccoli, che vengono portati alla vita attraverso il sostegno diretto di persone come te. Dal nostro lancio nel 2009, più di 3,7 milioni di persone hanno contribuito con 556 milioni dollari a finanziare oltre 38.000 progetti creativi. Migliaia di progetti creativi stanno raccogliendo fondi su Kickstarter in questo momento.

I registi, musicisti, artisti e designer che vedete su Kickstarter hanno il controllo completo e la piena  responsabilità per i loro progetti. Kickstarter è una piattaforma e una risorsa, noi non siamo coinvolti nello sviluppo dei progetti stessi. Chiunque può lanciare un progetto su Kickstarter, purché soddisfi le nostre linee guida.

I creatori del progetto fissano un obiettivo di finanziamento e una scadenza. Il finanziamento su Kickstarter è del modello “tutto-o-niente” – i progetti devono raggiungere i loro obiettivi di finanziamento per ricevere i soldi. “Tutto-o-niente” potrebbe sembrare spaventoso ma è incredibilmente efficace. Ad oggi un’impressionante percentuale del 44% dei progetti proposti ha raggiunto e ottenuto il finanziamento.

I sostenitori (backers) sostengono i progetti in cui credono per aiutarli a divenire realtà, non per trarne un profitto finanziario. I creatori del progetto, invece, offrono premi per ringraziare i sostenitori per il loro supporto. I sostenitori di un progetto per fare un libro o un film, per esempio, spesso ottengono una copia del lavoro finito. Un sostegno più cospicuo per il progetto di un film potrebbe dar diritto ad ottenere una prima visione o una proiezione privata per voi ed i vostri amici. Un artista ha raccolto fondi per creare una installazione a parete, poi ha donato elementi dell’installazione ai suoi sostenitori, a mostra conclusa.

Le opere creative sono state finanziate in questo modo da secoli. Mozart, Beethoven, Whitman, Twain, e altri artisti sono stati finanziati in modo simile – non solo con l’aiuto di grandi mecenati, ma anche con denaro da mecenati più piccoli, spesso chiamati abbonati. In cambio del loro appoggio, questi abbonati potrebbero aver ricevuto una copia in anticipo o in edizione speciale del lavoro. Kickstarter è una estensione di questo modello, sovralimentato dal web.

Finanziare un progetto è molto più che dare soldi a qualcuno. Stiamo sostenendo il sogno di creare qualcosa che vogliono vedere esistere nel mondo. Gli utenti di Kickstarter si radunano attorno ai progetti dei loro amici, sono animati dalla voglia di sostenere le persone che amano o ammirano. Altri semplicemente visitano Kickstarter per essere ispirati da nuove idee. Alcuni progetti richiedono più tempo del previsto, ma i creatori che sono trasparenti sui problemi e ritardi di solito trovano i loro sostenitori molto comprensivi.

La nostra missione è quella di contribuire a portare i progetti creativi in vita. Siamo una società for-profit con sede a New York – Lower East Side. Spendiamo il nostro tempo a rendere Kickstarter un po’ migliore ogni giorno, rispondendo alle domande dei sostenitori e creatori, e trovando nuovi progetti da condividere. Se un progetto è finanziato con successo, si applica una tassa del 5% dei fondi raccolti.

Provate a dare un’occhiata alla sezione dei progetti “most funded” e vedrete che per molti di questi progetti è stato di gran lunga superato l’importo inizialmente richiesto. Un tale ha proposto la creazione di orologi creati con materiali naturali chiedendo 10.000 $. I sostenitori ne hanno offerti ben 390.977 $! Verranno poi realizzati davvero questi orologi? Non c’è alcuna garanzia in tal senso ma i sostenitori tendono a finanziare i progetti che offrono, almeno apparentemente, maggiori garanzie di serietà e fattibilità.

Non vi illudete, nessuno vi finanzierà un milione di dollari per pettinare il gatto. Ma se avete una buona idea nel cassetto, e sapete presentarla e documentarla bene, vale la pena di tentare.

 

Tablet e innovazione didattica

Piuttosto che discutere di quanto il tablet possa innovare la didattica e quali potrebbero essere le controindicazioni legate ad un suo impiego massiccio in classe vorrei fare una riflessione su un unico aspetto: cosa possiamo fare con un tablet in classe? Preferisco questo approccio minimale perché in rete si leggono molte dissertazioni pedagogiche circa gli effetti, positivi e negativi, delle tecnologie in aula ma pochi sanno bene qual è il potenziale di questi dispositivi.

Inoltre, quando si parla di introduzione di dispositivi informatici nelle classi, molti insegnanti vedono minacciato il loro ruolo centrale e, soprattutto, vedono minate le basi per un ordinato svolgimento delle lezioni. Conoscere meglio le potenzialità di questi dispositivi aiuta a vincere anche questo tipo di resistenze e permette ai docenti di valutare e progettare in modo consapevole e ben ponderato possibili impieghi di tecnologie didattiche basate sul tablet.

Quindi il tablet è utile o no? La verità, come al solito, sta nel mezzo. Da un lato bisogna accettare il fatto che la tradizionale lezione frontale ha perso il suo “appeal”, ammesso che ne abbia mai avuto uno agli occhi dei ragazzi. Allo stesso tempo è importante mantenere comunque vivo il dialogo educativo con i ragazzi per poter trasferire conoscenze e competenze. Il loro coinvolgimento nelle attività didattiche va considerato come un aspetto prioritario, in mancanza del quale con i ragazzi di oggi non può esserci apprendimento.

Il tablet in classe stimola la partecipazione attiva del ragazzo ma trasforma, al tempo stesso, il ruolo del docente che, come si è già visto con l’avvento delle LIM, diventa meno centrale. Le informazioni, i saperi, i contenuti e, soprattutto, le competenze da acquisire, diventano i veri protagonisti in classe, assieme agli alunni. Il ruolo del docente tende ad assomigliare più a quello del regista di un film. Egli infatti dovrà avviare le attività, introdurre le tematiche, aiutare nella selezione delle fonti, educare al lavoro di gruppo e alla legalità nell’accesso e riutilizzo delle informazioni, sviluppare nei ragazzi il senso critico, e così via. C’è sicuramente molto spazio per le lezioni frontali ma, probabilmente, la didattica più adatta ai ragazzi di oggi non è basata sull’ascolto passivo ma sull’interazione con i contenuti.

In tale ottica si inserisce il tablet, come dispositivo per partecipare attivamente alla lezione, interagire con le informazioni oggetto di studio, collaborare con i compagni ed il docente, effettuare verifiche dell’apprendimento e misurare le competenze acquisite.

Le possibilità di impiego sono davvero tantissime, per brevità ne elencherò alcune ma, anche in questo caso, è il docente che deve individuare gli strumenti più adatti al contesto classe in quanto, come è noto, non esistono mai ricette pronte a scuola. L’ambiente didattico varia continuamente e il docente è continuamente chiamato in causa per gestire questo complicato, bellissimo, processo.

La prima applicazione utile è la lavagna condivisa. Diversamente dalla lavagna tradizionale o LIM la lavagna condivisa consente al docente di fare lezione sul suo tablet e tutti gli alunni vedranno, comodamente, la lezione sul proprio. In qualunque momento il controllo può essere passato ad uno degli allievi per svolgere un esercizio, completare una tesi o avviare un’attività di gruppo. Come per la LIM tali lezioni possono quindi essere registrate e condivise online sui social network (ad es. Facebook, Twitter, ecc.) o in apposite community dedicate all’apprendimento. In questo modo anche un alunno assente per motivi di salute può partecipare attivamente alla lezione durante il suo svolgimento e, in ogni caso, le lezioni possono essere scaricate liberamente dagli interessati per ripassi e approfondimenti.

Un altro aspetto utile è la possibilità di utilizzare software per l’elaborazione dei testi, fogli di calcolo e presentazioni in modalità collaborativa. A tal fine è possibile usare gli ormai noti prodotti di Google Drive, o la suite di programmi Apple e Microsoft per la produttività individuale. Un lavoro di gruppo può essere organizzato anche a distanza, in videoconferenza (ad es. Google Hangout), e poi confezionato in una presentazione alla quale tutti possono dare il proprio contributo.

Il tablet si presta bene a indurre l’alunno a confezionare i risultati della sua ricerca o della sua attività di gruppo in modi più creativi e coinvolgenti, sia dal punto di vista del docente che valuterà quanto svolto, che dal punto di visto degli allievi-autori. Realizzare un video, un podcast o una presentazione animata per i ragazzi è senz’altro più stimolante dell’uso di carta e penna e li spinge ad un’analisi più critica della qualità del materiale prodotto. Il tradizionale elaborato scritto a penna avrà sempre e comunque il suo spazio e le sue forme di impiego in classe, com’è giusto che sia, ma consentire ai ragazzi di esprimersi con gli stessi mezzi con in quali sono abituati a ricevere le informazioni può senz’altro essere d’aiuto per garantire loro il coinvolgimento che, come si è detto, è un aspetto chiave per assicurare il successo scolastico e combattere l’abbandono scolastico.

Esistono poi app specifiche per effettuare simulazioni e studi specifici. Ad esempio app per lo studio dell’anatomia del corpo umano, del sistema solare o dedicate alla geografia con quiz interattivi, classifiche, e giochi legati al sapere. Ma esistono anche app generiche, utilissime in ambito didattico. Si pensi alle mappe, a Wikipedia, alla semplicità con la quale è possibile reperire i classici della letteratura, ai podcast, alle news in tempo reale, ai video didattici su YouTube, ecc. Nei prossimi articoli proverò ad approfondire ciascuna di queste applicazioni.

Esistono tanti tipi di tablet ma alcuni hanno un “ecosistema” più florido di altri, ovvero un catalogo di app e servizi più vasto rispetto a altre soluzioni. L’iPad è probabilmente il device più noto e, a tal proposito, invito alla visione di questa pagina web che può aiutare a capire il potenziale di questi dispositivi nelle classi di oggi e di domani. http://www.apple.com/it/education/ipad/

Infine, dedicato ai docenti, Apple offre strumenti gratuiti per realizzare corsi per la propria classe, accessibili sia online che in presenza, con iTunes U. Invito tutti gli insegnanti a visionare con attenzione quest’altra pagina web: http://www.apple.com/it/education/itunes-u/

Da queste due applicazioni Apple si intuisce qual è la vera marcia in più dell’iPad rispetto ad altre soluzioni. L’insieme di servizi che orbitano attorno ai device della mela conferisce un enorme valore aggiunto e trasformano il tablet in qualcosa di molto più potente di un semplice dispositivo per navigare sul web.

E’ questo il futuro della scuola? Forse. L’importante è iniziare a capire bene di cosa stiamo parlando prima di dare giudizi affrettati.

La Apple TV è già realtà

Dalla morte di Steve Jobs si parla tanto delle presunte intenzioni da parte di Apple di entrare nel mercato delle TV. Gli esperti del settore l’hanno già ribattezzata iTV e, stando alle ultime voci di corridoio, pare che questo nuovo prodotto Apple vedrà la luce entro la fine del 2013 o al più tardi nel 2014. Alcuni dicono che Apple punterà sui grandi formati (ad es. 55″) altri sostengono che punterà sulla altissima definizione, quella che viene denominata “4K”.

Ma se aveste un piccolo box che si collega, contemporaneamente, alla vostra TV, ad Internet e al vostro impianto home theatre con un cavo in fibra ottica e se questa piccola scatola potesse consentirvi di vedere sulla TV di casa un filmato YouTube, noleggiare un film, seguire i vostri podcast preferiti, ascoltare migliaia di stazioni radio, sfogliare le vostre foto o i documenti presenti nel vostro computer, ricevere le immagini dal vostro iPhone o iPad e tanto, tanto altro ancora. Questo piccolo dispositivo non avrebbe già rivoluzionato la vostra TV? Non è forse già questa una chiara impronta Apple a questo mercato?

Bene, questa scatola magica esiste già, è un quadrato nero, elegante, alto 23mm e largo 98mm. Distilla in 270 grammi, con consumi energetici ridicoli, tutte le tecnologie sopra riportate. Si coniuga perfettamente con il vostro Mac, iPhone o iPad. Si connette facilmente alla vostra rete WiFi (se non avete una presa di rete nelle vicinanze) e si controlla con un elegantissimo telecomando in dotazione, (ma potete tranquillamente utilizzare anche una app per il vostro iPhone/iPad e controllare questo dispositivo ancora più comodamente).

Questa meraviglia si chiama Apple TV e, al momento, costa 109 euro IVA inclusa su Apple Store. Sorpresi? Sicuramente i più attenti ai prodotti Apple diranno “Eh beh, certo, sono anni che esiste la ATV, che novità” ma non è così per i meno addetti ai lavori e alle novità del mercato delle tecnologie. Apple, infatti, ha sempre dichiarato che questo prodotto per lei è un “hobby”. Ma sembra decisamente qualcosa di più.

La Apple TV non è una vera TV, è ovvio, ma consente di accedere ad una enormità di contenuti con una semplicità estrema. Noleggiare un film dal vastissimo catalogo iTunes è questione di un click. Spesso si noleggiano film in promozione a 0,99 € (altrimenti il noleggio costa, generalmente, 3,99 € per un film in SD e 4,99 € per la versione in HD) e lo si può vedere con la massima comodità, sfruttando la propria TV e il proprio impianto audio.

Ma non è finita qui. L’impianto audio collegato alla Apple TV diviene una destinazione AirPlay. Questo significa che dal vostro iPhone/iPad potete riprodurre i vostri brani, senza fili, sul vostro impianto probabilmente migliore.

La TV diventa un’enorme cornice digitale, multimediale. In stand-by appaiono le vostre foto, selezionate dal vostro Mac o più semplicemente prese in automatico dal vostro photo stream. Tutte le ultime novità vengono automaticamente proiettate davanti al vostro divano.

Forse la iTV arriverà presto come dicono e sicuramente rivoluzionerà il mercato delle televisioni ma già questo piccolo dispositivo, dal prezzo abbordabile, ha in sé il seme della rivoluzione dei contenuti digitali. Provare per credere.

Avviato screening dislessia 2012-2013

Logo Dyslexia Screening

Anche per il corrente anno scolastico 2012-2013 la Fondazione P. A. Mileno Onlus di Vasto ha avviato lo screening gratuito del rischio di dislessia e DSA rivolto agli alunni. Le scuole interessate devono inviare l’apposita scheda di adesione entro febbraio 2013. I docenti sono invitati a registrarsi sulla piattaforma di screening da me realizzata disponibile all’indirizzo http://dislessia.fondazionemileno.it

 

Android is not Linux

Perché Google sviluppa e sostiene Android? Trattandosi di un prodotto open-source (e non essendo quindi previsto alcun corrispettivo a fronte della vendita della licenza d’uso) il trucco dov’è? Sono forse dei benefattori o hanno trovato altre forme di business?

Purtroppo, anche in questo caso, nessuno fa niente per niente. Google offre gratuitamente Android ai produttori ma questi ultimi sono costretti ad integrare i servizi di Google. Questa integrazione forzata comporta maggior traffico sui loro motori di ricerca, mappe e servizi correlati con una conseguente maggiore esposizione del loro circuito pubblicitario basato principalmente sui banner AdSense. Maggiori esposizioni, maggiori click e maggiori fatturati sul circuito promozionale pay-per-click Google AdWords. Ed ecco che i conti tornano. Ricorda un po’ i tempi in cui Microsoft imponeva il suo browser con Windows (anche se in quel caso la licenza era addirittura commerciale).

Ma forse il vero business è in termini di ritorno di immagine perché, proponendosi come un’azienda che sostiene e sviluppa prodotti open source, incontra inevitabilmente il favore e l’appoggio di quella grande categoria di utenti che sostiene il software libero senza però preoccuparsi più di tanto dell’uso che ne viene fatto. Molti di questi utenti sono gli stessi che sostengono Linux, ad esempio, anche se chiaramente lo scenario è decisamente diverso.

Nel caso di Linux, infatti, non vi è alcun obbligo di integrare tecnologie specifiche di alcuna azienda ed i profitti provengono principalmente dalle distribuzioni destinate agli ambiti professionali con annessi pacchetti di assistenza locale o remota privilegiata. In altre parole paghiamo per un servizio per il quale noi stessi siamo destinatari. E paghiamo solo se questo servizio lo vogliamo. La filosofia “open” mi pare adottata e rispettata in modo molto più etico.

La questione si fa intricata quando si scopre che Google guadagna dai dispositivi iOS molto di più di quanto riesca a incassare dai dispositivi dotati di Android quindi, in un certo senso, è legata a filo doppio alla Apple, la stessa Apple che Google sta contrastando con le nuove edizioni di Android sempre “ispirate” ad iOS (vedi recente sentenza di Apple contro Samsung) e rendendo appetibile ad altri produttori l’ingresso nel mercato degli smartphone regalando licenze d’uso.

In questo scenario non stupisce che Apple stia prendendo progressivamente le distanze da Google, ben consapevole che non avrebbe senso portare il progetto Android in tribunale pena la disaffezione di una grande fetta di utenti. Si comprende altrettanto bene la scelta di Nokia e Microsoft, impegnati nel creare un’alternativa davvero originale (anche se commerciale e non open), al riparo di eventuali sentenze per violazione dei brevetti.

L’ideale per Android, considerata la sua lodevole e preziosa natura “open”, sarebbe quella di creare una (o più) fork, ovvero dividere lo sviluppo in due grandi tronconi (così come fu per OpenOffice, ad esempio): quello dei laboratori Google e quello di un nuovo gruppo di sviluppatori indipendenti che dovrebbe puntare allo sviluppo di un sistema operativo mobile alternativo, sempre basato su Android, ma privo di qualunque obbligo per i produttori, in maniera identica alle diverse distribuzioni Linux oggi disponibili.

Solo così, a mio avviso, potremo avere una alternativa davvero open e non uno specchietto per le allodole, per giunta scopiazzato.